LETTERA DEL PRESIDE A STUDENTI E FAMIGLIE

Cari studenti e cari genitori, 
non mi resta che ringraziarvi per questi 20 meravigliosi anni della mia vita al Pansini.
 
Con tutti gli errori, che pure abbiamo commesso e le difficoltà che abbiamo incontrato, la speranza è di avervi offerto complessivamente uno spazio in cui crescere e confrontarsi; uno spazio in cui, pur nell’oggettiva difficoltà dello studio serio di materie complesse, abbiamo cercato di condividere il valore profondo delle Humanae Litterae, dello spirito della cultura classica: il rispetto e la cura per la Persona.
 
Questo è quello che spero sia rimasto nell’anima degli uomini e delle donne che  - per quattro cicli – hanno frequentato il Pansini. Tante cose del vostro studio andranno dimenticate: regole grammaticali, pensiero di filosofi, assetti matematici, formule chimiche… Quello che, col tempo, scoprirete di avere dentro di voi, è che, in realtà, non le avrete mai perdute, si sono trasformate e sono rimaste in voi: la percezione dell’onestà intellettuale, la forza di andare avanti nonostante le sconfitte e le difficoltà, capire che quelli che abbiamo ha valore solo se è costruito con impegno (talvolta con sacrificio), la gioia della scoperta delle cose, l’apparire nella vostra mente di una visone chiara della realtà in cui vivete. 
 
Ma il dono più grande che spero possiate scoprire, è l’attenzione partecipata e la capacità di percepire l’Altro non come un nemico, un competitore, ma come una risorsa, un’occasione di bene che Dio o – se preferite – il caso vi avrà fatto incontrare.
 
So di dover chiedere scusa ai tanti che si sono sentiti trascurati o incompresi, che non si sono sentiti valorizzati. E questo è un altro insegnamento che la vita ci offre: per quanto si voglia operare bene,  tutti noi sbagliamo, abbiamo i nostri limiti e, spesso, capita senza volere di comportarci allo stesso modo verso gli Altri. Ecco, io credo che queste cose vadano messe in conto ma che non si debba mai rinunciare a sé stessi, cambiare in peggio per i torti subìti. Sono, questi, momenti difficili in cui guardare dentro di noi e cercare di capire anche il punto di vista dell’Altro, la nostra adeguatezza alle risposte che ci sono state chieste e fare un bilancio con l’onestà intellettuale che ci hanno trasmesso i giganti della cultura che il Liceo Classico cerca di selezionare ed offrire allo studente. 
 
Un mio pensiero riconoscente va a tanti di voi che tra mille difficoltà familiari, fisiche (l’orribile classificazione che ci impone la legge tra H, DSA, BSE…roba da sistema sanitario dei tempi passati) mi hanno insegnato e convinto ogni giorno di più che la Persona non ha etichette e che la Scuola è il posto in cui ognuno ha il diritto e il dovere di essere sé stesso e di essere accolto e riconosciuto, “curato” (aver cura non è medicare) per quanto ha bisogno per poter diventare una persona libera.
 
Ho cercato, in questi ultimi dieci anni, di coniugare il mio impegno politico con il mio lavoro con voi, riconoscendone un’unica radice. Infatti, la “colpa” è vostra, di voi studenti:  decisi di dare una mano in un momento molto difficile (che voi non potete ricordare) della nostra città perché nel 2011 un vostro compagno, dopo il mio ennesimo predicozzo sul dovere civile di essere informati e impegnati nella res publica,  mi disse: “Ok, preside. Ma voi che fate?” (sottinteso, “oltre che  farci la predica?”). Qualche giorno dopo, feci la mia scelta e chiesi di essere accolto in una delle liste per l’elezione del Sindaco. 
Per fortuna, c’era e c’è un gran gruppo di docenti, la segreteria, i collaboratori scolastici (lo so che voi ancora li chiamate “bidelli” e fate bene perché il “bidellus”, in età tardo latina, era il termine che indicava il messaggero di fiducia del signore) che mi hanno aiutato e hanno condiviso il sogno di una scuola seria ma umana: un sogno in cui far nascere anche parte dei vostri sogni.
 
Un grazie, infine, alle tante famiglie che ci hanno consegnato con fiducia i loro figli e che, nonostante le ansie e le preoccupazioni, hanno (con le dovute, rare, eccezioni) rispettato il nostro lavoro integrandosi con discrezione nello spirito della nostra scuola ed aiutandoci a capire i nostri ragazzi.
 
Grazie di tutto.